Sito Prime
Avvocati · studi legali · studi associati

Il sito web
del tuo studio legale.

Un sito web per avvocati fatto da Sito Prime dice di quali materie si occupa lo studio (famiglia, lavoro, penale, successioni: quelle che segui davvero), presenta gli avvocati con titolo e Ordine di appartenenza, indica dove ricevi e spiega come si chiede un primo colloquio in modo riservato. Costa 497€ una tantum + 27€/mese fatturati ad anno, IVA esclusa, con dominio, hosting e ritocchi compresi. L'anteprima del tuo studio è gratis e ti arriva sul cellulare entro 1–2 giorni lavorativi: il sito lo vedi finito prima di pagare.

A un avvocato si arriva per un motivo preciso: una raccomandata appena aperta, un licenziamento, una separazione, un incidente, un'eredità da dividere. Prima di alzare il telefono, chi ti cerca si chiede due cose: questo studio segue questioni come la mia? E posso parlarne senza che lo venga a sapere tutto il paese? Il sito deve rispondere a entrambe, con parole sobrie.

Cosa deve avere il sito di uno studio legale

  • Le aree del diritto, una per una — famiglia e minori, lavoro, penale, successioni, condominio e locazioni, recupero crediti, risarcimento dei danni: ciascuna con le questioni che segui davvero, raccontate a partire dalle domande che la gente si fa («possono licenziarmi così?», «come si divide la casa dei genitori?»). E, quando serve, anche quello che lo studio non fa.
  • Gli avvocati, con titolo e Ordine — nome, titolo professionale, Ordine di appartenenza e materie di cui ciascuno si occupa; chi è iscritto al registro dei praticanti compare come «praticante avvocato», per esteso. A chi deve raccontare una cosa difficile aiuta sapere a chi la racconterà.
  • Un primo contatto riservato — telefono ed email partono con un tocco. Il modulo è corto: nome, email, la materia scelta da un elenco e, per chi vuole, due righe. Non passa dai nostri server: compone il messaggio sul dispositivo di chi scrive e glielo apre pronto da mandare allo studio. I dettagli del caso si dicono a voce, al primo colloquio.
  • Cosa portare al primo colloquio — la lettera della controparte, il contratto d'affitto, le buste paga, il verbale dell'incidente, la sentenza da impugnare: un piccolo elenco per ogni area evita un secondo appuntamento fissato solo per recuperare i fogli. Accanto, due righe per dire se il colloquio si può fare anche in videochiamata e come si concorda il compenso.
  • La sede e gli altri recapiti — indirizzo, citofono, piano, dove si parcheggia, orari della segreteria. Se ricevi anche in un altro comune in giorni fissi, ogni recapito ha il suo indirizzo e i suoi giorni, così nessuno si presenta alla porta sbagliata.
  • Titolo, studio e Ordine in fondo a ogni pagina — il Codice deontologico forense chiede di indicarli ogni volta che si dà un'informazione sull'attività (art. 35, comma 3), e il decreto sul commercio elettronico mette fra le informazioni da rendere facilmente accessibili anche il numero di iscrizione all'albo e la partita IVA (D.Lgs. 70/2003, art. 7). Li mettiamo nel piè di pagina, e non ci si deve più pensare.
  • Parole sobrie — niente «il migliore», niente percentuali di cause vinte, niente elenco di clienti illustri: il sito informa su chi sei e su come lavori, e lascia il giudizio a chi legge. È il tono che la professione chiede, ed è anche quello che rassicura.
  • Tre lingue per chi non è di qui — lo straniero che ha comprato casa in Italia, il dirigente trasferito qui dalla sua azienda, il turista coinvolto in un incidente: il sito in italiano, inglese e tedesco gli dice di quali materie ti occupi e come fissare un colloquio. Le lingue in cui si parla davvero in studio le indichiamo a parte, perché sono un'altra cosa.

Un avvocato si sceglie
prima di averlo conosciuto

Chi cerca un avvocato sta attraversando, quasi sempre, un momento difficile, e non va a caccia dell'offerta migliore. Ne guarda pochi, con attenzione, e sceglie quello di cui si fida di più prima ancora di averci parlato. Quella fiducia nasce da cose concrete: leggere che ti occupi proprio di questioni come la sua, sapere chi lo seguirà, capire come si prende il primo appuntamento e che cosa succede dopo.

Molti arrivano da te con un nome scritto su un foglietto: glielo ha dato un collega che quella materia non la segue, un cliente di anni fa, un parente. E capita che ti cerchino la sera, sul cellulare, a studio chiuso, con la lettera ancora sul tavolo. Un sito internet per avvocati lavora in quelle ore: fa capire a chi legge che è arrivato nel posto giusto, gli dice quando e come può parlarti e gli lascia il tempo di scriverti con calma o di chiamarti la mattina dopo.

Poi c'è la riservatezza, che per un avvocato non è un dettaglio. Chi scrive per la prima volta a uno studio legale ha paura di dire troppo, o di dirlo nel posto sbagliato. Per questo il sito gli mostra i canali diretti e un modulo corto, dove basta scegliere la materia: il messaggio non resta sui nostri server, e la storia si racconta a voce. E sul dominio dello studio non ci sono cookie di profilazione né tracker: chi apre il sito per capire se ha un problema legale legge senza essere profilato.

Scrivere di sé è la parte che un avvocato rimanda più volentieri, perché sa quanto può pesare un aggettivo. La prima stesura, in italiano, inglese e tedesco, la prepara il nostro sistema a partire da quello che lo studio ha già pubblicato: la scheda Google, il sito vecchio, i profili. Prima che vada online la rilegge Riccardo, e la leggi anche tu, riga per riga. Il disegno parte da uno dei nostri Signature Templates, sobrio come serve a uno studio legale, e lo riempiamo con le cose del tuo studio: le materie che segui, chi ci lavora, l'indirizzo dove ricevi.

Quanto costa un sito web per avvocati

Il sito web di uno studio legale fatto da Sito Prime costa 497€ una tantum, poi 27€/mese che si pagano con un'unica fattura annuale (324€), IVA esclusa. Avvocato che lavora da solo o studio associato con soci e praticanti: il prezzo non cambia, e non cambia da una città all'altra. Nel canone ci sono dominio, hosting e ritocchi: i piccoli cambiamenti dell'anno, come un collega nuovo da presentare, un orario di segreteria, un recapito, una foto, li sistemiamo noi. Nessun acconto: prima guardi l'anteprima costruita sul nome del tuo studio, poi decidi. Sotto, il confronto con le altre due strade.

Fai-da-teAgenzia o freelanceSito Prime
Quanto costa0–20€ al mese di abbonamentoin genere 1.000–4.500€, più un canone497€ una tantum + 27€/mese (fatturati ad anno), IVA esclusa
Chi lo fatu, di seraloro, dopo riunioni e un accontonoi, e prima di pagare vedi l'anteprima
Tempisettimanesettimane o mesianteprima in 1–2 giorni lavorativi, online in pochi giorni dal tuo ok
Tre linguea carico tuodi solito a partecomprese
Modifichele fai tuspesso a preventivoI ritocchi sono compresi: li chiedi su WhatsApp
Codice deontologico forenselo applichi da solo, aggettivo per aggettivodipende da chi scrive i testitesti informativi fin dalla bozza, e niente va online senza il tuo sì
Primo contatto riservatomoduli ed estensioni da scegliere, e i dati da custodiredipende da come imposta i modulitelefono, email e un modulo corto che non salva niente sui nostri server

Fai-da-te e agenzie: fasce indicative ricavate dai listini e dalle guide pubblicate online nel 2026, aggiornate a settembre 2026.

Che cosa non c'è nel pacchetto, detto subito: la consulenza online a pagamento, l'incasso di parcelle o fondi spese dal sito, un'area riservata dove il cliente entra con la password e carica i documenti, un'agenda con gli appuntamenti liberi, una chat. È un sito vetrina, e il suo lavoro finisce quando il cliente ti ha scritto o chiamato: da lì atti e documenti passano per PEC, per email o nel modo in cui li scambi già. Se ti serve di più — molte pagine, un'identità disegnata da zero, testi scritti a mano — c'è il progetto d'autore, da 2.500€.

Se pubblichi già articoli o note di commento alle sentenze, dal sito ci si arriva con un link; le foto dello studio, anche scattate col cellulare, ce le mandi quando vuoi e le sistemiamo noi. Un blog o una newsletter scritti da noi, e il fotografo in studio, sono fuori dal pacchetto.

L'albo e la scheda Google
dicono dove sei, non chi sei

L'albo online del tuo Ordine conferma che sei iscritto, ma non dice di che cosa ti occupi né come si prende un appuntamento. La scheda Google ti mette sulla mappa sotto la voce «Avvocato», con un orario e le stelle delle recensioni, che per uno studio legale sono un terreno delicato: chi ha perso una causa non sempre separa l'esito dal lavoro, e rispondere nel merito vorrebbe dire parlare della pratica di qualcuno.

Poi ci sono i portali di consulenza legale online e gli elenchi di professionisti. Ti mettono in fila accanto a molti colleghi, a volte con un prezzo per ogni domanda, e con regole decise da altri su chi risponde e quando. Chi arriva lì, prima di tutto, confronta velocità e costo: la fiducia viene dopo, se viene.

Sul sito, invece, che cosa si legge per primo lo scegli tu: di solito le materie, poi chi segue ogni pratica, poi come si chiede un colloquio. A chi ha visto il tuo nome sull'albo o sulla mappa, il sito dà proprio quello che lì manca: di che cosa ti occupi e con chi parlerà. E resta tuo: il dominio è intestato a te, anche se un giorno decidi di cambiare strada.

Cosa si può scrivere
sul sito di un avvocato

La regola di partenza è l'art. 10 della legge professionale forense (L. 247/2012). L'avvocato può dare informazioni sulla propria attività, sull'organizzazione e la struttura dello studio, sulle specializzazioni e sui titoli scientifici e professionali che possiede. Con qualunque mezzo, internet compreso, queste informazioni devono essere trasparenti, veritiere e corrette, e non possono essere comparative con altri professionisti, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive; devono inoltre fare riferimento alla natura e ai limiti dell'obbligazione professionale. Il comma 4 qualifica la violazione come illecito disciplinare.

Il Codice deontologico forense riprende gli stessi principi all'art. 17 e li mette in pratica all'art. 35, sul dovere di corretta informazione. Ogni volta che dai informazioni sulla tua attività indichi il titolo professionale, la denominazione dello studio e l'Ordine di appartenenza (comma 3). Restano fuori i titoli, le funzioni e gli incarichi che non riguardano la professione (comma 2). Il titolo di professore si usa solo se sei o sei stato docente universitario di materie giuridiche, specificando qualifica e materia di insegnamento (comma 4); chi è iscritto al registro dei praticanti scrive per esteso «praticante avvocato», con «abilitato al patrocinio» se ha l'abilitazione (comma 5). Non si indicano professionisti o terzi che non siano organicamente o direttamente collegati allo studio (comma 6), né i nomi dei clienti o delle parti assistite, anche se sono d'accordo (comma 8). Forme e modi devono rispettare la dignità e il decoro della professione (comma 9).

Due precisazioni che tornano spesso. «Avvocato specialista» si può scrivere solo se il titolo è stato ottenuto secondo l'art. 9 della L. 247/2012 e il regolamento del Ministero della giustizia (D.M. 144/2015); altrimenti il sito descrive le materie di cui ti occupi. E qualche guida vecchia dice ancora che il sito va comunicato al Consiglio dell'Ordine e deve stare su un dominio proprio: lo prevedeva il comma 9 dell'art. 35 nel testo del 2014, soppresso insieme al comma 10 dal Consiglio nazionale forense con la delibera del 22 gennaio 2016, in vigore dal 2 luglio 2016.

In pratica, sul tuo sito: le materie che segui, i titoli veri, l'Ordine, le lingue che parli, la sede, come si prende appuntamento. Niente «il più esperto della provincia», niente cause vinte in percentuale o risarcimenti promessi, niente clienti citati, niente confronti con altri studi: il sito può raccontare come segui una pratica, non promettere come andrà a finire. Ogni riga la approvi tu prima che vada online: il nome in cima al sito è il tuo. Se una formula ti lascia un dubbio, il parere che conta è quello del Consiglio dell'Ordine a cui sei iscritto; noi le bozze le scriviamo già dentro queste regole.

Come funziona

01

Ci mandi il nome dello studio e la città

Per cominciare basta questo (e il link di Google Maps, se lo trovi): da lì, e dal sito attuale se c'è, ricaviamo indirizzo e orari. Se vuoi, aggiungi in due righe le materie che segui e chi lavora con te. Le foto dei tuoi profili le usiamo solo se nel modulo ce ne dai il permesso; senza, l'anteprima parte da immagini dimostrative, segnate come tali.

02

Costruiamo l'anteprima

Gratis e sul tuo nome reale, entro 1–2 giorni lavorativi. Nessun acconto, nessun impegno.

03

La guardi dal vivo

Un link sul cellulare: la sistemiamo insieme finché non è davvero tua.

04

Vai online

Dominio, tre lingue, trovabile su Google: in pochi giorni dal tuo ok.

Domande frequenti

Quanto costa un sito web per avvocati?
Il sito si paga una volta sola, 497€; poi c'è il canone di 27€/mese, con una fattura all'anno da 324€. Le cifre sono IVA esclusa e sono le stesse per l'avvocato che lavora da solo e per lo studio con più soci. Con il canone hai dominio, hosting e ritocchi: se entra un praticante o cambia l'orario della segreteria, ce lo scrivi e lo sistemiamo noi. Alla scadenza decidi tu se rinnovare: il rinnovo non è mai automatico, e ti avvisiamo per tempo. Pagando più anni in una volta ci sono mesi gratis, come spiega la pagina dei prezzi.
Cosa scrivere nel sito di un avvocato?
Le materie di cui ti occupi, spiegate con parole semplici; chi c'è nello studio, con titolo professionale e Ordine di appartenenza; la sede, gli orari e come si chiede il primo colloquio; le lingue in cui si può parlare in studio. Sono le informazioni che la legge professionale (L. 247/2012, art. 10) e il Codice deontologico forense (artt. 17 e 35) ammettono; il decreto sul commercio elettronico aggiunge il numero di iscrizione all'albo e la partita IVA (D.Lgs. 70/2003, art. 7). Restano fuori i confronti con altri studi, i toni suggestivi, le promesse sull'esito e i nomi dei clienti.
Posso scrivere che sono specialista in diritto di famiglia?
Solo se hai ottenuto il titolo di avvocato specialista secondo l'art. 9 della L. 247/2012 e il regolamento del Ministero della giustizia (D.M. 144/2015). Per la famiglia, il settore di specializzazione si chiama «diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni», e gli specialisti compaiono negli elenchi tenuti dai Consigli dell'Ordine. Se il titolo non ce l'hai, il sito dice che ti occupi di diritto di famiglia e spiega quali questioni segui: separazioni, divorzi, affidamento dei figli, mantenimento. Per chi legge è l'informazione che conta; per il Codice deontologico forense, l'uso di un titolo non conseguito è un illecito disciplinare (art. 36).
Posso mettere sul sito le cause vinte o i nomi dei clienti?
I nomi dei clienti no, nemmeno con il loro consenso: lo esclude l'art. 35, comma 8, del Codice deontologico forense. Cause vinte, percentuali di successo e risarcimenti ottenuti, per prudenza, non li scriviamo: le informazioni devono fare riferimento alla natura e ai limiti dell'obbligazione professionale e non possono essere suggestive (L. 247/2012, art. 10). Al loro posto il sito spiega di quali questioni ti occupi e come imposti una pratica dal primo colloquio.
Dal sito si può fare, o pagare, una consulenza online?
No: dal sito si chiede il primo colloquio, e la consulenza la fai tu, in studio o in videochiamata se la usi (in quel caso il sito lo scrive e spiega come si fissa). Chi ti cerca trova telefono, email e un modulo corto dove sceglie la materia e, se vuole, aggiunge due righe; i dettagli li racconta a voce. Pagamenti, chat e caricamento di documenti restano fuori dal sito, e atti e carte continuano a viaggiare per PEC o email.
Il sito va comunicato al Consiglio dell'Ordine?
Per il Codice deontologico forense, oggi no. L'obbligo c'era nel testo del 2014 (art. 35, comma 9), che ammetteva solo siti su domini propri; la delibera del Consiglio nazionale forense del 22 gennaio 2016 lo ha tolto. Restano i doveri sul contenuto: verità, correttezza, titolo, denominazione dello studio e Ordine. Se il tuo Ordine ha indicazioni proprie, conviene chiederle alla sua segreteria; il sito, in ogni caso, va online sul dominio dello studio.
Lavoro da solo e senza segreteria: il sito non mi riempirà il telefono di chiamate inutili?
È pensato per il contrario. Se dice con chiarezza di quali materie ti occupi, e di quali no, chi ha una questione che non segui lo capisce prima di chiamare. Accanto al numero scriviamo quando rispondi, e chi preferisce ti manda un'email o un messaggio che leggi tra un'udienza e l'altra. Se un orario cambia, ce lo scrivi e lo aggiorniamo noi; Riccardo ricontrolla la modifica prima che vada online.
Un cliente straniero può leggere il sito nella sua lingua?
Se è una delle lingue del sito, sì: è in italiano, inglese e tedesco, senza costi in più. La traduzione dice di quali materie ti occupi, dove ricevi e come si fissa un colloquio; accanto indichiamo in quali lingue si può parlare davvero in studio, perché chi ha un problema legale in un Paese straniero vuole sapere prima di tutto se verrà capito.

Mandaci il nome.
Ti facciamo vedere.

Costruiamo l'anteprima del sito del tuo studio legale, gratis e sul tuo nome reale, entro 1–2 giorni lavorativi. La guardi sul cellulare, finita, e poi decidi.

Ricevi la tua anteprima →

497€ una tantum + 27€/mese (fatturazione annuale), IVA esclusa — dominio, hosting e ritocchi inclusi. Più anni = più mesi gratis: tutti i prezzi.