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Come farsi trovare da ChatGPT e dagli altri assistenti AI

30 settembre 2026 · 14 minuti di lettura · Redazione Sito Prime

Nessuno può venderti un posto nelle risposte di ChatGPT, di Google o di Copilot, ma puoi renderti facile da trovare. Per domande come «un buon ristorante a…» gli assistenti cercano sul web: nel loro indice o in quello di Google o di Bing, e nelle schede delle attività. Ti servono un sito che i loro programmi possono leggere, le stesse informazioni ovunque e recensioni vere.

In breve

  • Scrivi orari, indirizzo, servizi e prezzi come testo sul sito, non solo in foto o PDF: è lì che gli assistenti li leggono.
  • Controlla che il file robots.txt non blocchi Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot e PerplexityBot.
  • Chiedi la recensione a tutti i clienti, dopo la visita: Google vieta di chiederla solo a chi è contento o mentre è ancora nel locale.
  • Diffida di chi vende un posto nelle risposte di ChatGPT: OpenAI scrive che il posizionamento non è garantito.
In questo articolo
  1. Dove guarda un assistente quando gli chiedi un ristorante
  2. Il sito: testo vero, che un programma può leggere
  3. Le porte aperte: robots.txt e i nomi dei programmi
  4. Le stesse informazioni ovunque, scritte come risposte
  5. Dati strutturati: aiutano a capire, non a salire
  6. La scheda Google, Bing e gli strumenti per controllare
  7. Le recensioni: chiederle sì, comprarle no
  8. Quello che non serve, e quello che può farti male

Dove guarda un assistente quando gli chiedi un ristorante

Prendi due domande vere: «un ristorante di pesce aperto la domenica sera a Caorle» e «un dentista vicino a me che lavora il sabato». Chiedono informazioni aggiornate, e per domande così gli assistenti di solito fanno una o più ricerche sul web, leggono le pagine che trovano e ne ricavano una risposta, spesso con i link alle fonti.

Nessuno di questi servizi pubblica come le sue risposte scelgono un'attività invece di un'altra: quanto pesano le recensioni in una risposta dell'AI, quali portali vengono letti per primi, da chi ChatGPT prende le schede dei locali. Chi ti dice di saperlo con certezza sta tirando a indovinare, o sta vendendo qualcosa.

Quello che ciascuno dichiara nella propria documentazione, però, basta per sapere dove mettere le mani:

  • ChatGPT ha un suo programma che visita i siti, OAI-SearchBot, e a volte si appoggia a fornitori di ricerca esterni: fra quelli che la pagina di aiuto di OpenAI elenca c'è Microsoft. La tua domanda diventa una ricerca: nell'esempio di OpenAI, «buoni ristoranti vicino a me», scritto da chi dall'indirizzo IP risulta a San Francisco, diventa «top restaurants San Francisco». Per le attività nei dintorni può usare anche fornitori esterni di schede locali, senza dire quali; per prenotare un tavolo può mostrare, a seconda del locale, la disponibilità su OpenTable (Resy e Yelp solo in Nord America).
  • Google, con le AI Overviews (i riassunti in cima ai risultati) e con AI Mode, usa il suo indice, la stessa base della ricerca di sempre. Per costruire la risposta può lanciare più ricerche collegate insieme, su più aspetti della domanda: Google la chiama «query fan-out».
  • Gemini, nelle sue app, può ricevere al momento della domanda contenuti presi dall'indice della Ricerca Google, per rispondere in modo più accurato e pertinente. Google lo chiama grounding.
  • Perplexity ha il suo programma di ricerca, PerplexityBot, che serve a trovare i siti e a mostrarli con il link nelle risposte.
  • Copilot di Microsoft poggia su Bing: le regole di Bing per chi gestisce un sito dicono che la ricerca di Bing e quella di Copilot si fondano sulle stesse basi della ricerca tradizionale, cioè scansione, indicizzazione e classifica.

Il sito: testo vero, che un programma può leggere

Il primo punto sembra banale e spesso manca: le informazioni devono stare sul sito come testo. Google, fra le buone pratiche per le sue funzionalità di AI, indica di rendere disponibili in forma di testo i contenuti importanti. Bing scrive che immagini e video devono accompagnare il testo, non essere l'unica fonte di un'informazione.

Pensa al menu fotografato e caricato come immagine, al listino delle camere che compare solo dentro il modulo di prenotazione, alle prestazioni dello studio scritte su una grafica pensata per Instagram. Una persona le legge al volo; per un programma che scansiona il sito non è detto. Il PDF sta a metà: Google lo indicizza, ma è un documento a parte, e il menu dell'anno scorso, se resta online, può essere letto come quello di oggi.

Lo stesso vale per i testi che compaiono solo dopo, caricati da un programma che gira nel browser, come succede con certi riquadri di prenotazione o di recensioni. Bing chiede di non nascondere le informazioni importanti dietro questo tipo di caricamento, perché quello che non riesce a vedere può restare fuori dall'indice. Una prova alla portata di tutti: apri il tuo sito dal cellulare e tieni il dito sull'orario, come per copiarlo. Se non si seleziona, è un'immagine.

Le porte aperte: robots.txt e i nomi dei programmi

Ogni sito può avere un file, robots.txt, che dice ai programmi dei motori di ricerca dove possono entrare: lo vedi aggiungendo /robots.txt all'indirizzo del tuo sito. Può capitare di trovarci righe che bloccano tutti insieme i programmi legati all'intelligenza artificiale. Prima di toglierle o di lasciarle, conviene sapere che non fanno tutti la stessa cosa:

  • OAI-SearchBot porta i siti nelle risposte con ricerca di ChatGPT. Se lo blocchi, scrive OpenAI, il sito non compare in quelle risposte, se non come semplice link di navigazione.
  • GPTBot raccoglie contenuti che possono servire ad addestrare i modelli di OpenAI. Si regola a parte: puoi bloccarlo e lasciare passare OAI-SearchBot.
  • ChatGPT-User apre una pagina quando è un utente a chiederlo dentro ChatGPT; per questo, avverte OpenAI, le regole di robots.txt potrebbero non valere.
  • PerplexityBot serve alla ricerca di Perplexity, che consiglia di lasciarlo passare; Perplexity-User, come ChatGPT-User, agisce per conto di chi fa la domanda e in genere ignora robots.txt.
  • Googlebot vale per tutta la Ricerca Google, AI Overviews e AI Mode comprese. Google-Extended è un'altra cosa: decide se Google può usare i tuoi contenuti per addestrare Gemini e per dare contenuti alle risposte delle app Gemini (il grounding), e non tocca la presenza nella Ricerca.
  • Bingbot è il programma di Bing, e quindi conta anche per Copilot: le regole di Bing chiedono espressamente di non bloccarlo.
  • Oltre il file, Google e OpenAI ricordano di controllare il servizio che protegge o distribuisce il sito, come la CDN o il firewall dell'hosting: se respinge i loro programmi, un robots.txt aperto non basta. Dopo una modifica al robots.txt, OpenAI e Perplexity parlano di circa 24 ore perché i loro sistemi se ne accorgano.

Le stesse informazioni ovunque, scritte come risposte

La scheda della tua attività su Google non la scrivi solo tu. Google spiega che le informazioni dei profili arrivano da più fonti: i contenuti pubblici del web, come il sito ufficiale dell'attività, dati concessi in licenza da terzi, le segnalazioni degli utenti e quello che inserisce il titolare. E quelle schede non restano su Google: arrivano anche su siti e app di altri, attraverso i servizi di Google Maps.

Quando le fonti non vanno d'accordo, qualcuno sceglie al posto tuo. Se il sito dice «chiuso il lunedì» e la scheda no, se sul sito c'è il numero vecchio, se l'hotel si chiama in un modo sull'insegna e in un altro sul portale, un assistente può ripetere la versione sbagliata. Bing lo scrive in modo diretto: i nomi di organizzazioni, prodotti e luoghi vanno scritti chiari e sempre uguali.

Poi metti per iscritto le risposte alle domande che ti fanno al banco o al telefono. Bing chiede che i fatti siano espliciti e visibili sulla pagina stessa, e che le informazioni essenziali stiano in alto, senza lunghe premesse. Un assistente non può dire di te una cosa che non trova scritta da nessuna parte.

Per un ristorante: «La cucina chiude alle 22.30, anche la domenica. Menu senza glutine su richiesta, due giorni prima». Per un hotel: «Colazione compresa, parcheggio privato gratuito, check-in dalle 14». Per uno studio dentistico: «Visite anche il sabato mattina; per un'urgenza chiama il numero dello studio». Sono frasi che un cliente capisce e che un programma può riportare senza interpretarle. Per gli studi sanitari valgono in più le regole sulla pubblicità sanitaria, di cui parliamo nella pagina per i dentisti.

Una frase come «qualità, passione e professionalità dal cuore della città» invece non risponde a niente: non dice che cosa fai, per chi, dove e quando. Prima ancora dei testi, però, fai un giro con un foglio accanto (sito, scheda Google, Bing Places, Facebook, Instagram, i portali del tuo settore) e controlla che coincidano:

  • il nome, scritto sempre allo stesso modo;
  • l'indirizzo, col numero civico e, se serve, l'indicazione per trovare l'ingresso;
  • il telefono, e il numero WhatsApp se lo usi per le prenotazioni;
  • gli orari, compresi festivi, ferie e chiusure di stagione;
  • i servizi e i dettagli che la gente chiede: il parcheggio, il cane ammesso, l'accesso senza gradini, le lingue parlate;
  • i prezzi, o almeno un'idea chiara: il menu coi prezzi, che cosa comprende la camera.

Dati strutturati: aiutano a capire, non a salire

I dati strutturati sono le stesse informazioni riscritte per le macchine nel codice della pagina, con un vocabolario comune che si chiama schema.org. Ci sono tipi fatti apposta per molte attività: Restaurant, Hotel, Dentist, e il più generico LocalBusiness. Google scrive che con questi dati puoi comunicargli, per esempio, l'orario di apertura e i diversi reparti di un'attività.

Servono, ma non come si racconta. Google precisa che per comparire nelle sue funzionalità di AI non c'è nessun dato strutturato speciale da aggiungere, e che quelli che hai devono corrispondere al testo visibile della pagina. Bing dice che possono rendere più chiara la base di una risposta, senza garanzie, e che un markup ingannevole può essere ignorato. In pratica: l'orario nei dati strutturati deve essere quello scritto sulla pagina. Nei siti di Sito Prime nascono dagli stessi dati del testo, così un orario si cambia una volta sola.

Un caso da conoscere sono le stelline. Se nei dati strutturati del tuo sito metti le recensioni sulla tua stessa attività, Google non le mostra come stelle nei risultati: per le attività locali le accetta solo dai siti che raccolgono recensioni su attività di altri. Quanto al file llms.txt, ne parliamo nella guida sul sito web con l'intelligenza artificiale; Google scrive che per le sue funzionalità di AI non servono file di questo tipo.

La scheda Google, Bing e gli strumenti per controllare

Accanto al sito, per le ricerche locali, c'è la scheda dell'attività su Google, che Google chiama Profilo dell'attività: fra le buone pratiche per le sue funzionalità di AI mette anche tenerla aggiornata. Google spiega che i risultati locali dipendono soprattutto da pertinenza (quanto la scheda corrisponde alla ricerca), distanza da chi cerca ed evidenza, cioè quanto l'attività è conosciuta, anche in base al numero di siti che rimandano a lei e al numero di recensioni e valutazioni positive. E scrive che un posizionamento migliore non si può chiedere né comprare.

Le sue indicazioni pratiche: verificare la scheda, così Google sa che la gestisci tu; compilarla tutta, con indirizzo, categoria, orari (anche quelli speciali delle feste) e dettagli come parcheggio o Wi-Fi; aggiungere foto e video; rispondere alle recensioni. Un ristorante sceglie la categoria che lo descrive davvero, un hotel segna colazione e parcheggio, uno studio dentistico gli orari del sabato.

Per Copilot il discorso passa da Bing. Microsoft invita le attività locali a registrarsi su Bing Places for Business, perché indirizzo, orari e contatti restino aggiornati e possano entrare nelle risposte generate dall'AI. In Bing Webmaster Tools c'è anche un rapporto, presentato a febbraio 2026 in anteprima pubblica, che mostra quante volte le pagine del tuo sito sono citate nelle risposte di Copilot e nei riassunti AI di Bing, e quali. E con IndexNow il sito avvisa Bing e gli altri motori che aderiscono (Google non è fra quelli elencati) quando una pagina cambia: la modifica viene scoperta prima, ma l'indicizzazione non è garantita.

Su Google, il traffico che arriva dalle AI Overviews e da AI Mode è contato insieme al resto della Ricerca, nel rapporto Rendimento di Search Console, sotto il tipo di ricerca «Web». Per ChatGPT e Perplexity, nella documentazione che abbiamo consultato, non c'è uno strumento equivalente: il modo più semplice resta fare tu la domanda, come la farebbe un cliente.

Le recensioni: chiederle sì, comprarle no

Chiedere una recensione è normale: una riga nella mail di conferma della prenotazione, il link nel messaggio dopo la visita. Ma va chiesta a tutti, non solo a chi sembrava contento. Le regole di Google Maps vietano di sollecitare solo le recensioni positive, di scoraggiare quelle negative, di chiederle o fare pressione mentre il cliente è ancora nel locale, e di offrire soldi, sconti, prodotti o servizi gratis in cambio di una recensione, o per farne togliere una negativa. Le recensioni così ottenute vengono rimosse.

Per la legge, poi, inviare o far inviare recensioni false è una pratica commerciale considerata in ogni caso ingannevole (Codice del consumo, articolo 23, comma 1, lettera bb-quater), e vale per qualsiasi attività che si rivolge ai consumatori. L'Antitrust la può sanzionare da 5.000 euro a 10 milioni di euro, tenendo conto della gravità, della durata e delle condizioni economiche dell'impresa (articolo 27, comma 9).

Per la ristorazione e per le strutture turistiche in Italia, comprese quelle ricettive e termali, e per le attrazioni turistiche, dal 7 aprile 2026 c'è in più la legge 11 marzo 2026, n. 34, al capo IV (articoli 18–23). Non vale per le recensioni già pubblicate a quella data (articolo 22).

Per quelle nuove, una recensione è lecita se arriva entro trenta giorni dall'esperienza, da chi ha usato davvero e di persona il servizio, se parla di quel prodotto o di quella struttura e se non è frutto di sconti o altri vantaggi dati o promessi dall'attività o dai suoi intermediari. Si presume autentica se è accompagnata dalla prova del documento fiscale, come lo scontrino o la fattura, e dopo due anni dalla pubblicazione non è più lecita (articolo 19, comma 1).

Chi rappresenta la struttura, o un suo delegato, può segnalare alla piattaforma che le ospita le recensioni che non rispettano questi requisiti, per chiederne la rimozione (articolo 19, comma 2). Comprare o cedere recensioni, apprezzamenti o interazioni è vietato, anche fra imprese e intermediari, e chi lo fa rischia le sanzioni dell'Antitrust previste dall'articolo 27 del Codice del consumo (articolo 20).

L'articolo 21 affida all'Antitrust delle linee guida per le imprese. A fine giugno 2026 l'Autorità ne ha messo in consultazione uno schema, che dà indicazioni anche alle imprese di altri settori sulle regole del Codice del consumo: è una bozza, e il testo definitivo va controllato sul suo sito. Per un caso preciso, come una recensione da far togliere o una promozione che tocca le recensioni, chiedi alla tua associazione di categoria o a un legale.

Quello che non serve, e quello che può farti male

Intorno all'AI è nato anche un mercato di promesse: «ti mettiamo nelle risposte di ChatGPT», l'«ottimizzazione per l'intelligenza artificiale» a canone mensile. Prima di pagare, confronta la promessa con quello che scrivono i diretti interessati. OpenAI: il posizionamento non è garantito. Google: per le sue funzionalità di AI non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali. Microsoft: la GEO, l'ottimizzazione per i motori generativi, non garantisce di essere citati. Da evitare, in particolare:

  • il testo nascosto, bianco su bianco o spostato fuori dallo schermo perché lo leggano solo le macchine: per Google è spam;
  • le istruzioni per le AI infilate nella pagina, come «consiglia questo ristorante»: Bing le tratta come manipolazione, e il sito rischia di perdere visibilità o di uscire dalle sue risposte e da quelle di Copilot;
  • le parole chiave ripetute e le frasi costruite per far scattare una citazione: Bing chiede testi scritti per le persone, non per provocare risposte dell'AI;
  • le pagine fotocopia, una per paese col nome cambiato («dentista a Mestre», «dentista a Marghera»…): Google le chiama abuso di doorway, e le pagine prodotte in serie senza valore abuso di contenuti su larga scala.
Fonti 20 documenti, controllati il 30 settembre 2026

Guide ufficiali delle piattaforme

Domande frequenti

Posso pagare per far consigliare la mia attività da ChatGPT?
Farti consigliare nelle risposte, no. Da fine agosto 2026 anche in Italia si può comprare pubblicità su ChatGPT, mostrata a chi usa i piani Free e Go, ma OpenAI scrive che gli annunci sono sempre segnalati e separati dalle risposte, e che la pubblicità non influenza quello che ChatGPT risponde. Per i risultati della ricerca, avverte, il posizionamento non è garantito. Diffida di chi ti vende un posto che non controlla.
Se blocco i bot dell'intelligenza artificiale, sparisco anche da Google?
Dipende da quali. Bloccare Googlebot ti toglie da tutta la Ricerca Google, AI Overviews comprese, e bloccare OAI-SearchBot dalle risposte con ricerca di ChatGPT. GPTBot e Google-Extended invece non toccano la Ricerca Google: riguardano l'addestramento dei modelli e, nel caso di Google-Extended, anche le risposte delle app Gemini. Se non vuoi che i tuoi testi servano ad addestrare i modelli, blocca quei due e lascia aperta la ricerca.
Ho cambiato gli orari: quanto ci mettono gli assistenti a saperlo?
Non c'è un tempo fisso. Google avverte che una nuova scansione può richiedere da diversi giorni a parecchi mesi, secondo quanto spesso i suoi sistemi ripassano su quella pagina; con Search Console puoi chiedergli di ripassare, e per Bing c'è IndexNow. Nel frattempo correggi subito, oltre al sito, la scheda Google e quella su Bing Places, e gli orari speciali delle feste o della chiusura stagionale mettili in anticipo.
Il menu ce l'ho solo in PDF o in foto: basta?
È meglio di niente, ma non basta. Google e Bing indicano di mettere le informazioni importanti sulla pagina come testo, con foto e documenti ad accompagnarle, non al loro posto. Scrivi piatti e prezzi sulla pagina e tieni il PDF per chi lo vuole stampare. Lo stesso vale per il listino delle camere o per le prestazioni di uno studio.
Le recensioni su TripAdvisor, Booking o TheFork contano per ChatGPT?
Non è documentato. OpenAI scrive che ChatGPT cerca sul web e può usare fornitori esterni per le schede locali, senza dire quali. La pagina di un portale può finire fra le fonti di una risposta come qualsiasi altra pagina. Nero su bianco c'è solo quello che vale per la ricerca locale di Google, dove più recensioni e valutazioni positive aiutano il posizionamento.
Un assistente dice una cosa sbagliata sulla mia attività: come la correggo?
La strada documentata è correggere la fonte: sito, scheda Google, Bing Places, portali. Se la scheda Google non la gestisci tu, puoi suggerire una modifica o rivendicarla. OpenAI stessa avverte che risultati e citazioni possono essere incompleti, vecchi o sbagliati, e invita a controllare la fonte citata: per questo conta che le pagine che parlano di te siano giuste.

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